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Una Luce nelle Tenebre

Nessuna Resa, Nessun Passo Indietro, Nessun Pianto!!!
July 10

Il pizzo di Berlusconi

 
Come sempre, vi invito a leggere il testo della diretta di Marco Travaglio, Passaparola di Lunedì 7 Luglio.
 
 
 

Buongiorno a tutti. Oggi sono in un aeroporto: è tempo di viaggiare. Domani bisogna essere tutti a Roma, alle ore 18 in piazza Navona, per manifestare contro le vergogne che stanno succedendo. Vorrei partire dall’ultima. In Sicilia, quando un cittadino non si piega, gli tagliano le gomme della macchina. Se capisce bene. Se non capisce, gli fanno saltare la macchina. Se capisce, bene. Se non capisce gli mettono anche una bomba carta alla serranda del negozio. Se poi il tizio non vuole saltare assieme al negozio  assieme a tutta la sua famiglia, deve accettare il dialogo. Solo che in Sicilia si chiama “pizzo”, si chiama racket, si chiama estorsione. Arrivano uomini del dialogo e gli fanno una proposta. Gli dicono di aver saputo degli attentati, di essere molto dispiaciuti, e gli offrono protezione. Da chi? Da se stessi, perché sono loro che mettono le bombe e sono loro che offrono protezione contro le bombe che essi stessi mettono. Il dialogo ha un prezzo. E’ una tangente, un pizzo. Il commerciante dovrà pagare un tot al mese agli estorsori per evitare ulteriori guai. Alla fine, se lui paga, che cosa ha vinto? Ha vinto la mafia, non ha vinto lui. E non ha vinto nemmeno il dialogo, avrà vinto la violenza. Trasferite questo sistema di operare a Roma. A Roma succede la stessa cosa, soltanto che cambiano le parole. C’è un signore che arriva al potere e immediatamente comincia a rovinare la giustizia, a sfasciare tutto. Presenta una legge per far saltare 100.000 processi, perché ne ha uno anche lui. Poi ne fa un’altra che impedisce ai magistrati di fare le intercettazioni, e cioè di scoprire i reati, e di scoprire le prove per incastrare i colpevoli di quei reati. Poi va in televisione e dice che se non si scoprono i colpevoli dei reati è colpa della magistratura che è una metastasi, che è politicizzata, che è un cancro. E’ colpa dei giudici che sono dei fannulloni. E’ colpa dei giudici che si occupano solo di lui. E’ colpa dei giudici che sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana, che sono matti, che sono psicolabili, che sono golpisti, che sono comunisti, che sono fascisti, che sono terroristi. E che, non a caso, nei sondaggi, la loro credibilità diminuisce. I magistrati a questo punto alzano le braccia. Ma non basta. E lui fa un’altra legge, ma quella la fa presentare da Tremonti, che taglia i fondi per la giustizia fino al 40%. 10% il primo anno, 20% il secondo. E poi taglia anche gli stipendi ai magistrati, che già sono pagati un terzo, un quarto, un quinto di quanto è pagato un piccolo manager di una piccola azienda. A questo punto, dopo averli completamente prostrati e ridotti alla rovina, si manifesta qualcuno che offre il dialogo. E dice loro: “Eh, abbiamo saputo che vi stanno impedendo di fare il vostro lavoro, vi stanno impedendo di fare i vostri processi, vi stanno impedendo di fare le intercettazioni, vi stanno impedendo di scoprire i reati; vi insultano. Volete il dialogo? Cifra modica: si chiama Lodo Alfano. Se voi vi dimenticate i processi al Presidente del Consiglio, se vi dimenticate – o le lasciate evaporare, o magari ve le mangiate, o le bruciate, o le cestinate – le intercettazioni del Presidente del Consiglio (intercettazioni indirette, non è lui che viene intercettato, sono di solito dei mascalzoni con i quali lui è solito parlare, perché sono tutti amici suoi). Bene, se accettate di pagare questa modica cifra, questa sommetta, allora arriva il dialogo: gli altri processi ve li lasciamo fare, le intercettazioni ve le lasciamo fare, magari non vi tagliamo nemmeno gli stipendi, e non vi tagliamo nemmeno i fondi. Magari assumiamo qualche cancelliere. Magari paghiamo la benzina alle volanti che devono andare a fare le indagini, con sopra i poliziotti. Dipende da voi. Dialogate, o volete lo scontro?” Ecco, una tecnica estorsiva, che a Palermo si chiama racket, a Roma si chiama dialogo. Alla fine, se i magistrati cedono, chi ha vinto? Hanno vinto loro? No. Ha vinto il dialogo? Ha vinto la distensione? Ha vinto la pace? Ha vinto l’estorsore, che, politicamente parlando, in questo caso, è il nostro Presidente del Consiglio. Il nostro Presidente del Consiglio che ne sta combinando una al giorno, quando non ne combina due, e che ha bisogno di nascondere questa realtà agghiacciante che è sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede – anche perché molti giornalisti e molti commentatori fanno finta di non vederla. Esattamente come molti intellettuali facevano finta di non vedere il fascismo alle sue origini. E sono stati ricordati nei libri di storia perché erano quelli che parlavano d’altro, erano quelli che dicevano di non esagerare. Erano quelli che dicevano che bisognava dialogare con Mussolini. Erano quelli che dicevano: “Ma insomma, anche lui farà delle cose buone. Ma insomma, certo è un po’ rude, però ha anche il suo consenso. Ha preso i voti”. Ecco, sono questi che verranno ricordati nei libri di storia per non avere fatto nulla e per non avere detto nulla in una fase come questa. Sono loro i principali alleati del regime. Sono anche certi suoi sedicenti oppositori, che ElleKappa chiama i “diversamente concordi”, che non dicono mai una parola definitiva. Che non riescono a dire: “No!”, ma: “Trattiamo, mettiamoci d’accordo, dialoghiamo. Togliete la legge Blocca Processi e noi ve ne facciamo una che magari blocca solo quel processo, in fondo a voi interessa quel processo, mica gli altri”. Non si rendono conto nemmeno del fatto che a settant’anni dalle leggi razziali, stanno passando delle leggi razziali. Nell’Italia del 2008 sono già passate un paio di leggi razziali e altre sono in preparazione. Sono quelle leggi che trattano in maniera diversa i cittadini o le persone umane, a seconda della loro provenienza, a seconda della loro razza, a secondo del colore della loro pelle. Una l’ha approvata il Capo dello Stato senza colpo ferire, senza battere ciglio: si chiama “aggravante speciale per gli extracomunitari clandestini”. Stabilisce questo: se io, italiano bianco di razza ariana, rapino un milione di euro in una banca e do un ceffone a una guardia giurata becco, poniamo, dieci anni. Se lo stesso reato, la stessa rapina, per lo stesso importo di un milione di euro, dando lo stesso ceffone alla guardia giurata, lo commette un immigrato irregolare senza i documenti prende dieci anni più x. X è l’aggravante razziale. Abbiamo fatto lo stesso danno, commesso lo stesso reato, ma alla stessa azione, non segue più la stessa reazione dello Stato, ne segue una diversa. Perché? Perché lui viene da fuori e io sono indigeno. Infatti vuoi mettere la soddisfazione? “A te chi ti ha rapinato?” “A me un italiano” “Ah che culo, invece a me un extracomunitario!”. Come se il danno che può fare un extracomunitario compiendo la stessa azione fosse maggiore. Questa non è una legge per la sicurezza, questa è una legge razziale che non dà né più né meno sicurezza rispetto a quella che avevamo prima, perché la sicurezza passa attraverso la certezza dei cittadini, che chiunque abbia commesso un reato venga punito con una pena proporzionata. Non c’entra la qualità di chi ha commesso quel reato: tutti devono essere uguali di fronte alla legge. Questo stabilisce la nostra Costituzione, e la Corte Costituzionale ha detto che questo diritto spetta anche ai cittadini che non sono ancora cittadini. O forse non lo saranno mai, ma li processiamo noi. E nei nostri tribunali tutti devono essere trattati nello stesso modo. L’art. 3 della Costituzione dice che può essere diverso dagli altri davanti alla legge per questioni di razza, religione, provenienza, di status sociale, di condizione sociale. Nessuno può essere diverso per la carica che occupa, nessuno può essere diverso per la religione che professa, nessuno può essere diverso per il colore della sua pelle. Nessuno può essere diverso per l’etnia da cui proviene. Bene, con un’ordinanza amministrativa di ordine pubblico, così è stata presentata, il ministro Maroni, che peraltro è una persona di solito sensata, normale, moderata e con la quale si può parlare, ha fatto una cosa della quale forse nemmeno lui si rende conto, perché nessuno, intorno a lui, o quasi nessuno, gliene fa rendere conto. Io ho contato due o tre commenti negativi: Barbara Spinelli sulla Stampa di ieri, Furio Colombo sulla Stampa di ieri, e poi molte associazioni di volontariato. Addirittura la Chiesa, addirittura Famiglia Cristiana. E’ la norma che prevede la schedatura dei ROM, compresi i bambini. Dopo le aggressioni ai ROM nei campi, dopo i raid punitivi – le squadracce fasciste, o di qualunque colore siano - contro i ROM, cioè contro un’etnia, non contro una persona che ha fatto qualcosa, e contro la quale voglio reagire. No. Contro un’intera comunità, solo per la sua provenienza, solo per la sua etnia, solo per la sua religione, solo per il suo essere nomade, io colpisco indiscriminatamente nel mucchio. I raid. Ma i raid li fanno i delinquenti, vengono puniti! Bene, questo stesso modo di procedere lo ha adottato il Governo, prima istituendo, in alcune grandi città, un commissario straordinario per i ROM. Come se si potesse fare un commissario straordinario per gli australiani, un commissario straordinario per quelli che vengono dalla Groenlandia, un commissariato straordinario per quelli che vengono dall’India. No: il commissario straordinario per i ROM. Altra legge razziale. L’ultima legge razziale è quella che prende le impronte. Non a tutti: io non sono contrario a prenderle a tutti. Abbiamo un quadrettino nella nostra carta d’identità che prevede il prelievo delle impronte, per essere certi di associare a un’impronta, cioè un segno di riconoscimento chiaro, l’identità che uno dichiara nel suo documento. Può essere molto utile per combattere la criminalità di importazione, che italiani e immigrati debbano dare allo Stato italiano la loro impronta, in modo di associarla a un nome. C’è il problema che molto spesso chi viene in Italia per delinquere fornisce false generalità e falsa nazionalità. Perché? Perché ogni volta che viene preso risulta sempre la prima volta, e quindi beneficia della sospensione condizionale della pena. Non ha aggravanti, nel caso in cui sia recidivo. Bene, si prendessero le impronte di tutti, dopodiché, “Non mi vuoi dare la tua identità reale? Te la do io, Stato italiano: ti chiami Pippo”. Da quel momento Pippo ha quell’impronta, e ogni volta che verrà fermato, risulterà che era già stato fermato per i suoi precedenti, e quindi verrà trattato anche lui come vengono trattati gli italiani che hanno dei precedenti. Con le loro aggravanti e, a un certo punto, senza la sospensione condizionale della pena. Questo è un modo corretto, in uno Stato serio, di comportarsi nei confronti di chi non si può permettere di calpestare il territorio di un Paese, senza un nome e senza una identità. Quello è un modo per dargliela. Naturalmente se si investono molti soldi, non se si tagliano i fondi. Se si investono molti soldi nella sicurezza per creare una grande banca dati delle impronte, come quella dell’FBI, affinché chiunque, italiano o straniero, venga sorpreso, si verifica che stia dando le generalità giuste, o che non stia utilizzando un documento falso, o che non stia dando un nome falso. Per investire, alla fine, si riesce ad ottenere il risultato che l’impronta appoggiata sul monitor del computer portatile del poliziotto, aiuta a risalire immediatamente all’identità e agli eventuali precedenti della persona. Si fa per tutti, non si fa per i ROM e basta. Se si fa per i ROM e basta non è una misura di sicurezza, ma è una misura razzista. Il fatto che non si riescano più a distinguere le due cose, e che non si capisca che la nostra sicurezza non migliorerà di un millimetro, non migliorerà di nulla nel caso in cui abbiamo prelevato le impronte di tanti bambini ROM, facendogli anche dichiarare la loro etnia e la loro religione – perché questo sta avvenendo in alcune città italiane – beh, questo è molto grave. Anche perché noi siamo il Paese che settant’anni fa ha fatto le Leggi Razziali. E le Leggi Razziali erano un’importazione dalla Germania di un razzismo di Stato, che ha provocato lo sterminio di due comunità: la comunità ebraica, e la comunità ROM. Diversi per etnia erano, secondo i nazisti e secondo i loro servi italiani, i ROM e gli ebrei. Schedare i ROM, oltre ad essere una vergogna, è anche un bruttissimo ricordo per quello che è accaduto settant’anni fa e che a nessuno, nemmeno i fascisti risciacquati a Fiuggi e ridipinti da Fini, dovrebbe mai ritornare. Ecco, questo è quello per cui si deve manifestare domani. Una serie di provvedimenti spot, alcuni razzisti, altri che devastano la legge, altri che devastano la Costituzione, tutti a danno dei cittadini, tutti a danno dell’immagine dell’Italia. Tutti a danno della nostra dignità, tutti a danno della nostra Costituzione, che vengono presi in sequenza: una legge incostituzionale al giorno perché così tanto poi il Capo dello Stato non potrà mica bocciarle tutte. Qualcuna, in nome del dialogo, ce la dovrà pur concedere. E’ contro questo che bisogna manifestare. E’ a favore dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, è a favore della verità e del dire la verità ai cittadini. E’ a favore della sicurezza vera, e non quella finta fatta con provvedimenti molto gravi, e nello stesso tempo dall’efficacia assolutamente nulla. Se poi proprio si vuole cominciare da uno piccolo per prendergli le impronte, cominciamo a prenderle al Presidente del Consiglio e a tutti coloro che gli stanno intorno e che stanno lavorando contro la nostra sicurezza.

Ci vediamo domani. Passate parola”.

 

Marco Travaglio

 

 

July 09

Tears in Heaven

 
 
Tears In Heaven
 
Eric Clapton
 
 
Would you know my name
if I saw you in heaven?
Would it be the same
if I saw you in heaven?

I must be strong
and carry on
Cause I know I don't belong
here in heaven

Would you hold my hand
if I saw you in heaven?
Would you help me stand
if I saw you in heaven?

I'll find my way
through night and day
Cause I know I just can't stay
here in heaven

Time can bring you down
Time can bend your knees
Time can break your heart
Have you begging please
Begging please

Beyond the door
there's peace, I'm sure
And I know there'll be no more
tears in heaven

Would you know my name
if I saw you in heaven?
Would it be the same
if I saw you in heaven?

I must be strong
and carry on
Cause I know I don't belong
here in heaven

Cause I know I don't belong
here in heaven
 
 
 
  
 
 
 
 dedicated to my friend Claudio...
God Bless You!
 
 
Clod..
 
 
July 08

Anyday

 
Anyday
 
Derek and the Dominos
 
 
You were talking and I thought I heard you say
"Please leave me alone.
Nothing in this world can make me stay.
I'd rather go back, I'd rather go back home."

But if you believed in me like I believe in you,
We could have a love so true, we would go on endlessly.
And I know anyday, anyday, I will see you smile.
Any way, any way, only for a little while.

Well someday baby, I know you're gonna need me
When this old world has got you down.
I'll be right here, so woman call me
And I'll never ever let you down.

But if you believed in me like I believe in you,
We could have a love so true, we would go on endlessly.
And I know anyday, anyday, I will see you smile.
Any way, any way, just for a little while.

And I know anyday, anyday, I will see you smile.
Any way, any way, only for a little while.

To break the glass and twist the knife into yourself;
You've got to be a fool to understand.
To bring your woman back home after she's left you for another,
You've got to be a, you've got to be a man.

But if you believed in me like I believe in you,
We could have a love so true, we would go on endlessly.
And I know anyday, anyday, I will see you smile.
Any way, any way, only for a little while.

Anyday, anyday, I will see you, I will see you smile.
Any way, any way, only for a little while.
Anyday, anyday, I will see you smile.
Any way, any way, just for a little, just for a little while
 
 
 
July 05

Tonino Scatenato

 

Pubblico di seguito un articolo de L'Espresso di ieri, Venerdì 4 Luglio.

 

"Attivismo instancabile. Mobilitazione di piazza. Abile uso di internet. Manifesti in tutta Italia. Così Di Pietro punta a diventare l'alfiere dell'opposizione. E riuscire anche a conquistare i delusi di Lega e An.

È stato il miglior raccolto della mia vita..., scherza l'uomo sulla trebbiatrice che sta mietendo il campo della politica italiana. Domenica 29 giugno si è fatto fotografare a bordo di un trattore, cappellino e magliettina gialla di una cooperativa di preti salesiani di Vasto, mentre lavorava il pezzo di terra ereditato dal padre nella sua Montenero di Bisaccia. Il trattore è il suo oggetto di culto, al punto che gli amici una volta glielo hanno fatto trovare di cioccolato, disegnato sulla torta il giorno del suo compleanno.

Ma la vera messe Antonio Di Pietro aspetta di raccoglierla nei prossimi mesi. Il legalità day per protestare contro le nuove leggi ad personam di martedì 8 luglio è solo l'inizio. In arrivo c'è una massiccia campagna di manifesti e affissioni che a Italia dei Valori costerà la bellezza di 400 mila euro, con un messaggio double-face. A nord del Po il manifesto strepita: 'Il federalismo di Berlusconi: 300 milioni di euro per l'Alitalia, 500 per i finanziamenti a Roma, 500 per la spazzatura a Napoli. Il conto lo paga il Nord!'. Nelle regioni meridionali lo slogan si articola diversamente: 'Il governo Berlusconi toglie l'Ici e scippa 1.850 milioni di euro stanziati per le strade di Calabria e Sicilia. Paga il Sud!'. Unico punto in comune, in Campania e in Lombardia, il disegno con una gallina depredata delle sue uova, inventata dallo stesso studio grafico che ha creato l'ormai mitico indiano schiaffato sui manifesti come testimonial della campagna elettorale della Lega. Un marchio di fabbrica. Per intercettare i primi delusi del governo Berlusconi, leghisti al Nord, elettori di An al Sud.

L'obiettivo su cui punta Tonino per la campagna d'autunno: "L'elettorato è scontento della Lega di governo. Ha chiesto lotta alla casta e lotta agli sprechi. Noi vogliamo rappresentarlo", dice il leader che da sempre si divide tra la casa di Curno, nel bergamasco, e il ranch nel nativo Molise.

Per raggiungere lo scopo Di Pietro lavora come un pazzo. Niente vita mondana a Roma, solo qualche cena in trattoria con i parlamentari, l'immancabile sigaro toscano. Orari da contadino: sveglia alle quattro e mezzo del mattino nella casa di via Merulana, alle cinque compila personalmente la rassegna stampa, alle sette spara le prime cartucce in Rete e si affaccia nella nuova sede del partito in Santa Maria in Via, vicino Fontana di Trevi. Si aggira con sottobraccio pacchi di mail, la sua arma segreta. Li smista ai deputati e senatori, divisi per territorio, con l'ordine di ricontattarli uno a uno. Non è un hobby: nei primi sei mesi del 2008, giurano nel partito, 176 mila cittadini si sono fatti vivi sul sito per chiedere di aderire a Idv o di essere coinvolti in un'iniziativa dipietrista. Azioni rilanciate in tempo reale dal leader su YouTube, sotto una scritta che è tutto un programma: 'Unica opposizione'. Quella sua, si intende. Anche l'epiteto "magnaccia", affibbiato a Silvio Berlusconi, è tutto tranne che un'improvvisata.

"Do you know 'comunicazione'?", chiede sornione Tonino, che sa perfettamente come si buca lo schermo. Se n'è accorto perfino Beppe Grillo, che da quando l'ex pm imperversa nella blogosfera sembra aver abbandonato le ambizioni politiche. I due si scambiano lettere on line. Il comico aderisce alla manifestazione di piazza Navona, Di Pietro ricambia e andrà alla biciclettata del 25 luglio organizzata dai grillini a Roma per protestare contro i partiti. "Grillo è un canale di comunicazione", lo definisce con rispetto l'uomo di Montenero, ormai punto di riferimento politico indiscusso dei Vaffa-people. Attirati, come l'elettorato della sinistra radicale, dalla sventagliata di referendum che Di Pietro sta mettendo in cantiere: si va dalle nuove leggi salva-Berlusconi all'eliminazione delle società partecipate negli enti locali, musica per le orecchie dell'antipolitica. Così, nonostante i dieci anni trascorsi in politica, nasce il nuovo Di Pietro: quello di Mani pulite, spiegano le ricerche in possesso del leader, è consegnato alla storia, ora c'è il Di Pietro politico tutto da costruire.

Un attivismo che sta seminando il panico nel Partito democratico, alleato in campagna elettorale, oggi sempre più ostile. I sondaggi danno Idv intorno a quota 10 per cento, tutto a danno del partito di Walter Veltroni che nelle previsioni più catastrofiche scende sotto il 25.

E in vista della manifestazione di piazza Navona, il fossato tra base e vertice del Pd rischia di allargarsi: "Cari dirigenti, alle porcate del Caimano e dei suoi servi non si può rispondere che serve più politica. Se si votasse domani, voterei Idv, piangendo di delusione, io che ho cominciato da pioniera nel 1948 fino a oggi che ho 73 anni", scrive Lara di Bologna, pubblicata in bella evidenza sulla posta de 'l'Unità' domenica 29 giugno. Nella pagina a fianco Furio Colombo, uno dei promotori della manifestazione, deputato del Pd e grande amico di Veltroni, quasi si emoziona per il coraggio fisico del nuovo eroe: "Accanto a me, alla Camera, noto la vitalità di Di Pietro. Attacca tenace, riprende da capo. Non molla neppure per un istante l'impegno della legalità. Si lancia ogni volta, come un pompiere da film, contro i sempre nuovi focolai accesi tra le istituzioni italiane dal piromane di Arcore...". Epico.

Una bella rivincita per l'ex pm. A dispetto delle apparenze, il mondo dei girotondini non è mai stato il suo habitat naturale. C'era anche lui il 2 febbraio 2002 sul palco di piazza Navona quando Nanni Moretti emise la sua scomunica: "Con questi dirigenti non vinceremo mai!". Terminata la sfuriata del regista, si affrettò a portare solidarietà a Massimo D'Alema, scuro in volto e intabarrato in un cappotto: "Dobbiamo fare qualcosa. Basta con questi Tafazzi della sinistra!". Al raduno del Palavobis a Milano, due settimane dopo, non lo fecero neppure entrare: fece un comizio con un megafono, dal tettuccio del cancello. E anche alla manifestazione di San Giovanni convocata dalla coppia Moretti-Paolo Flores d'Arcais, Di Pietro fu tenuto alla larga dal microfono, come tutti gli altri capi-partito.

Il paradosso è che oggi Tonino diventa il leader dell'area della protesta proprio quando il movimento da lui fondato si sta strutturando come partito organizzato sul territorio, con leader e gruppi locali. "Un piccolo partito di massa", lo definisce il deputato barese Pino Pisicchio, figlio d'arte di una dynasty democristiana, che sul suo attuale partito sta scrivendo un libro. "Di Pietro", spiega, "è l'unico interfaccia di Berlusconi. Forza Italia e Idv sono i soli due partiti veramente nuovi della seconda Repubblica". "Siamo la Lega dei Valori", si spinge a dire Leoluca Orlando, ex dc come Pisicchio. Non sono casi isolati: i due terzi dei parlamentari hanno avuto un qualche passaggio nello scudocrociato. Una scuola da imitare, per Tonino.

Per l'incontro di piazza Navona ogni senatore e deputato ha l'incarico di portare un pullman di militanti, stile truppe mastellate. Il senatore laziale Stefano Pedica poi, ex dc anche lui, farà gli straordinari: trascinare 2 mila persone in piazza.

È il partito modello Di Pietro: un po' lista civica, un po' Lega, un po' vecchia Dc, "moderato nel progetto politico, radicale nelle forme e nei modi", sintetizza lui. Con un gruppo parlamentare blindato: finiti i tempi dei Carrara e dei De Gregorio, pronti a buttarsi alla corte del Cavaliere, la squadra di Montecitorio e di Palazzo Madama si riunisce con il capitano almeno una volta al giorno ("Non ho più una vita privata", si lamenta un deputato), divisa per dipartimenti, affiancata da un ufficio legislativo per lavorare oltre che sui temi classici della giustizia anche su economia, ambiente, energia. Con un partito che resta a conduzione personale e familiare. Di Pietro gestisce tutto, sedi, risorse, finanziamenti, insieme a un pugno ristretto di amici, la tesoriera Silvana Mura e l'organizzatore Claudio Belotti: in questa legislatura Idv raccoglierà oltre 18 milioni di euro di rimborso elettorale che si vanno ad aggiungere ai 10 milioni della legislatura precedente. E con un lavoro di reclutamento sul territorio, pezzi di ceto politico che arrivano dal Pd e dalla galassia centrista, ma anche ragazzi che quando Di Pietro arrestava Mario Chiesa neppure erano nati o quasi: si riuniranno a metà mese a Bellaria, per discutere di precarietà e di libertà di informazione.

Una macchina pianificata per girare a pieno regime nei prossimi mesi, in vista delle sfide elettorali della primavera 2009: le elezioni amministrative della primavera e soprattutto le elezioni europee, il vero banco di prova. Per non perdere neppure un voto rispetto al 4,3 per cento ottenuto il 13 aprile. E conquistare nuovi terreni: gli elettori della sinistra radicale rimasti senza rappresentanza, gli astenuti, i delusi del centrodestra al governo, gli insofferenti del Pd. Troppi target per un partito solo, forse. Eppure Tonino è pronto ad accoglierli tutti: "Voglio recuperare chi è deluso e chi si è illuso. E se ce la farò non sarà merito mio, ma di una sola persona: Berlusconi". Il trattore di Montenero è partito.

 

 

July 03

Sua Impunità

 
 
Pubblico di seguito il testo della diretta streaming di questo Lunedì di Marco Travaglio, Passaparola:
 
 
 
"Buongiorno a tutti. Oggi siamo in trasferta a Milano perchè stiamo finendo un libro sulle leggi vergogna e sul regime che ci si sta apparecchiando davanti. E quindi vi invito tutti a seguire sul blog di Beppe, sul blog di Micromega, sul blog Voglioscendere, gli aggiornamenti e le novità sulla grande manifestazione che si terrà a Roma.

Le adesioni sono talmente tante che è stata spostata da piazza del Pantheon a piazza Navona, 8 Luglio ore 18, tutti a Roma. Detto questo parliamo di una delle ragioni fondamentali per le quali non solo è giusto e opportuno, ma doveroso scendere in piazza per far sentire la propria voce, ed è il cosiddetto lodo Alfano, o lodo Schifani bis, o comunque lodo Berlusconi insomma, non si sbaglia mai. E’ un lodo che potrebbe essere chiamato il lodo Orwell, il lodo “Fattoria degli animali”. Ricordate forse che nella “Fattoria degli animali” c’era una specie di animali più uguali degli altri. Erano i maiali. Noi abbiamo…quando…se e quando sarà sul gazzettino ufficiale il lodo Alfano-Schifani bis-Berlusconi, avremo quattro cittadini Italiani che saranno più uguali degli altri, e saranno il Presidente della Repubblica, - che peraltro non l’ha mai chiesto -, il Presidente della Camera, - che peraltro non l’ha mai chiesto -, il Presidente del Senato, - che non si sa bene se l’abbia chiesto o meno, ma , insomma, è l’uomo che ha dato il nome al lodo numero uno, Schifani -, e poi soprattutto abbiamo quello che lo chiede da secoli, e cioè Presidente del Consiglio, Berlusconi, il quale ha tanti processi quanti ne bastano per tutte le alte cariche dello Stato, cioè quattro. Non vuole essere processato. Sono fatti suoi. Ci doveva pensare prima, quando si è candidato da imputato. E quando uno si candida da imputato è ovvio rischia anche che arrivi la sentenza. E una volta su due può essere una condanna. Dice: "Ma mi hanno votato!". “Lo sappiamo che ti hanno votato, ma ti hanno votato sapendo che tu ti saresti fatto processare”. Altrimenti bisognava dire in campagna elettorale "Votatemi, perché così non mi processerà più nessuno. Votatemi perché io la intenderò come un'assoluzione". In realtà votare uno significa "Vai a governare e occupati dei nostri problemi" non "Vai a governare e occupati dei cazzi tuoi". Così invece lui la interpreta all'insaputa degli elettori e anche dei suoi. Il lodo, dunque, è la riedizione riveduta e corretta - o corrotta - del lodo Schifani del 2003. Schifani, o meglio, Schifani-Maccanico, perché la Sinistra aveva prestato un consulente al Centro-Destra, Antonio Maccanico, che è sempre a disposizione quando si tratta di fare favori a Berlusconi, il quale aveva escogitato questa formula per la quale le cinque alte cariche dello Stato, all’epoca c'era anche il Presidente della Corte Costituzionale, che non ne aveva bisogno , non rispondono dei loro delitti. Né quelli legati alla funzione, né quelli estranei alla funzione, né quelli commessi durante il mandato, né quelli commessi prima del mandato, fino alla fine del mandato. Diceva il lodo Maccanico-Schifani che se uno poi cambia funzione passando dall’una all’altra di quelle poltrone senza mai mettere piede per terra, praticamente rimane invulnerabile, fino a quando non tocca terra. E quindi, se uno passa dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Camera, dalla Presidenza della Camera alla Presidenza del Senato, dalla Presidenza del Senato alla Presidenza della Corte Costituzionale, dalla Presidenza della Corte Costituzionale alla Presidenza della Repubblica, praticamente ha una trentina d’anni di immunità. E se ne ha già settanta, diciamo che arriva oltre i cento. Quel lodo durò sei mesi, serviva a Berlusconi per sospendere i suoi processi durante i sei mesi della presidenza italiana dell’Unione Europea. Ricorderete quel meraviglioso semestre aperto da Berlusconi con il discorso del kapò, dove esordì proprio al Parlamento Europeo presentando il suo biglietto da visita dando del nazista a un socialdemocratico tedesco. Che è notoriamente antifascista, a differenza di Berlusconi che invece è alleato con tutti i fascisti e i nazisti che ci sono per le strade. Passati i sei mesi intervenne la Corte Costituzionale, e fulminò il lodo Maccanico-Schifani in quanto violava una serie di articoli della Costituzione. Ciampi non se n’era accorto. Infatti lo aveva firmato e fece una brutta figura. Ed espose a una brutta figura anche l’istituzione che rappresentava, la Presidenza della Repubblica, che dovrebbe essere garante della nazione. Ora la situazione rischia di ripetersi tale e quale con Napoletano, se Napoletano firmerà questo lodo. Che secondo tutti i giuristi e i costituzionalisti è incostituzionale, e quindi è ad alto rischio di una nuova bocciatura della consulta. Se il Capo dello Stato lo firma e la Consulta lo smentisce, insomma, non è una bella figura per il Capo dello Stato. Speriamo che cominci a non firmare qualcosa. Perché è illegittimo questo lodo? Mah, intanto, perché c’è un problema sul quale non c’è molto da discutere. O è così, o è così. E’ l’articolo tre della Costituzione della Repubblica Italiana. Che recita: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione…condizione di vita personale e sociale”. Cioè non importa quello che fai, il mestiere che fai, la carica che ricopri. Davanti alla legge sei uguale a tutti gli altri. Questo dice l’articolo tre della Costituzione. Il lodo cosa fa? Non tocca l’articolo tre della Costituzione. Anzi, non tocca nemmeno la Costituzione. E’ una legge ordinaria, scritta dal Consiglio dei Ministri. Cioè scritta da Berlusconi e dai suoi avvocati, ovviamente, fatta firmare dal Ministro Alfano, che firma tutto e che ci mette anche la faccia. Tanto l’avete vista la faccia che ha. Una legge ordinaria che pretende di derogare a principi della Costituzione. Per giunta ispirata a una legge, ordinaria anche quella, già bocciata anche quella dalla Corte Costituzionale. Voi vi rendete conto che siamo completamente fuori da qualunque ambito. Se vuoi modificare la Costituzione, segui la Costituzione che ti insegna cosa devi fare per modificare la Costituzione. L’art. 138 dice che ci vuole la maggioranza dei due terzi del Parlamento, altrimenti i cittadini, prima che vada in vigore la riforma costituzionale, devono essere chiamati al referendum confermativo. Non c’è il quorum. E quindi anche se andiamo a votare in tre e due votano no, la legge Costituzionale che non ha avuto i due terzi del Parlamento non passa. A meno che, appunto, non si abbia una maggioranza talmente ampia, di due terzi del Parlamento, nel qual caso i cittadini non vengono chiamati ad approvarla. E’ quello che è successo con la legge sul federalismo, la devolution di Bossi, che abbiamo bocciato due anni fa nel referendum confermativo e che non è mai entrata in vigore. Se non c’è questa ampia maggioranza, il Parlamento deve fare comunque doppia lettura – Camera/Senato, Camera/Senato – ma si va al referendum confermativo. Questi non lo vogliono fare. Forse nemmeno il Partito Democratico, pur ridotto come lo vediamo, sarebbe disposto a dare i suoi voti al lodo. Magari avrebbero molta voglia di farla, alcuni, una porcata del genere, ma hanno paura dei loro elettori. Almeno di quelli che gli sono rimasti, temendo che vadano tutti con Di Pietro, cosa che già sta avvenendo in parte. Quindi i due terzi in Parlamento non li ottengono per il lodo, per una legge costituzionale. E allora fanno una legge ordinaria. Presentata al Consiglio dei Ministri e poi approvata probabilmente entro Luglio/Agosto oppure ai primi di Settembre, tanto non c’è fretta perché il processo più prossimo alla conclusione, cioè il processo Mills, lo hanno sospeso con la legge Blocca-Processi. Quindi per un anno non si parlerà della sentenza. E intanto loro fanno il lodo, con legge ordinaria, per modificare i principi della Costituzione. Questa è la principale ragione per cui questo lodo è incostituzionale. Quattro persone dichiarate più uguali degli altri con una legge ordinaria. A maggioranza semplice. Ma poi non c’è solo questo, perché questi analfabeti dicono: “Ah, ma noi questa volta il l’abbiamo fatto, il lodo, rispettando ciò che la Corte Costituzionale ha detto bocciando l’altro”. Non l’hanno letta forse la sentenza del 2004 della Corte Costituzionale, perché dice esattamente il contrario di ciò che  dicono loro del nuovo lodo. Quali sono le differenze fra il lodo Alfano di oggi e il lodo Schifani del 2003? Pochissime. La prima è che sospende tutti i processi e le indagini a carico di quattro alte cariche anziché cinque: Capo dello Stato, Capo del Governo, Presidenti di Camera e Senato. Secondo, e questa è la differenza più importante. Non è reiterabile per due legislature. Vale solo per una legislatura. All’interno di una legislatura, se cade il Governo e rifai il Presidente del Consiglio, mantieni l’immunità anche due volte, ma sempre all’interno della legislatura. Se nella legislatura muore il Presidente della Repubblica, o sta male, o si dimette, o succede qualcosa e il Presidente del Consiglio diventa Presidente della Repubblica, mantiene, si porta dietro l’immunità, anche se la carica è diversa, perché tutto avviene nella legislatura. Nella prossima, invece, se Berlusconi dovesse pensare di diventare Presidente della Repubblica nella prossima legislatura, lì, secondo questo lodo, non potrebbe essere impunito. Ma naturalmente cosa farebbe? Se diventa Presidente della Repubblica è perché la maggioranza del Parlamento è sempre la sua. Ma se la maggioranza del Parlamento è sempre la sua, fa un emendamento al lodo e gli proroga l’immunità per tutta la durata della carica. Cambiano le regole in corso d’opera. Sarebbe mica la prima volta. In ogni caso, ora come ora non lo potrebbe fare. E questo è l’unico aspetto positivo. Per il resto non vengono rispettate nessuna delle condizioni che aveva posto la Corte Costituzionale. Perché aveva detto, intanto, che non si può fare un fritto misto delle cariche mettendole tutte nell’immunità. Il Presidente della Repubblica è una carica monocratica che rappresenta tutta la Nazione, i Presidenti delle Camere sono cariche collegiali, nel senso che rappresentano un’assemblea. Il Presidente del Consiglio rappresenta un Consiglio dei Ministri. Che differenza c’è tra Presidente del Consiglio e gli altri ministri? Che differenza c’è tra il Presidente della Camera e gli altri deputati? Che differenza c’è tra il Presidente del Senato e gli altri senatori? Allora tanto varrebbe avere il coraggio, ma non ce l’hanno perché hanno paura della furia popolare contro la casta, di ripristinare l’autorizzazione a procedere per tutto il Parlamento. Si prendano la responsabilità di dire: “Noi prendiamo mille persone, le mettiamo lì dentro. Possono fare quello che vogliono e anche se ammazzano la suocera non gli succede niente”. Non hanno il coraggio di farlo, perché? Perché Berlusconi la vuole per sé l’immunità e ci mette altre cariche a confondere un po’ le idee. Sarebbe molto meno incostituzionale ripristinare l’art. 68 come pensato dai Padri Costituenti. Naturalmente, i Padri Costituenti, l’art. 68 che concedeva l’immunità parlamentare non l’avevano concepito per proteggere i potenti dalle conseguenze dei loro reati penali, dei loro delitti comuni. I Padri Costituenti avevano concepito l’art. 68 per proteggere eventuali politici di opposizione che facessero scioperi, occupazione delle terre, blocchi stradali, interruzioni di treni per fare delle manifestazioni di protesta, manifestazioni sindacali, manifestazioni contadine, picchettaggi, manifestazioni operaie. In quei casi a uno può scappare una parola di troppo, oppure un gesto di troppo, metti che trovi un giudice così legato al potere o al governo che usa queste accuse per reati politici, di opinione, per colpire un esponente dell’opposizione, ecco che i Costituenti, temendo una magistratura, come ai tempi del fascismo, molto collegata con il potere, hanno dato questa tutela ai politici delle minoranze, per poter esercitare al massimo l’opposizione al potere costituito. Questo era lo spirito dell’autorizzazione a procedere. L’avevano trasformato, nel corso degli anni, in un salvacondotto, in un’autorizzazione a delinquere, non in un’autorizzazione a procedere. Per cui chi stava in Parlamento poteva rubare, magiare, fare quello che voleva, truffare, violentare, e il Parlamento lo copriva. Per questo fu abolito nel ’93, perché gli stessi politici, sputtanati dallo scandalo di Tangentopoli, tentavano di recuperare un minimo di credibilità spogliandosi di uno dei più vergognosi privilegi che si erano assunti, abusando di quell’autorizzazione a procedere, che era diventata una automatica immunità, mentre non era così. Nella Costituzione c’era scritto che solo in caso di una dimostrata persecuzione politica si poteva dire di no. E’ ovvio che la persecuzione politica può riguardare solo reati politici, ideali, di opinione, non può certamente riguardare uno che ha messo le mani in tasca a un altro. Quello con la politica non c’entra niente. Non hanno il coraggio di ripristinare l’art. 68 perché salverebbe tutta la casta. Vogliono salvare solo Berlusconi. E quindi fanno una legge ordinaria, che proprio perché è ordinaria, e non è costituzionale, diventa incostituzionale, in quanto dice il contrario della Costituzione. A meno di non stabilire che fra il lodo Maccanico-Schifani-Alfano-Berlusconi e la Costituzione, quella incostituzionale è proprio la Costituzione. Prima o poi ce lo racconteranno, per carità, ne stanno dicendo di tutti i colori. Quindi l’unica differenza rispetto al lodo già bocciato è che questa volta dura per una sola legislatura ed è rinunciabile, nel senso che se io, Capo dello Stato, domani vengo accusato da Berlusconi di essere un molestatore sessuale, ne ha dette di tutti i colori e potrebbe aggiungere pure quella, e parte un’indagine e viene bloccata in base al lodo per tutta la durata del mandato del Presidente della Repubblica, il Presidente della Repubblica potrebbe dire: “Ma dato che io non sono un molestatore, io voglio immediatamente essere giudicato e assolto, perché quello se l’è inventato!”. Invece, prima te la dovevi prendere per sette anni la sospensione del processo, anche se non volevi. Adesso, invece, è rinunciabile. Tanto Berlusconi non rinuncia. Quindi che costa mettere “è rinunciabile”? Poi lui non rinuncia. Per il resto non ci sono differenze e ci sono tutte le ragioni per le quali la Corte ha già bocciato una volta il lodo. Per esempio: diceva che il lodo non può essere generale, nel senso che non può sospendere i processi per tutti i reati. Vediamo. La Corte diceva: “Non si possono sospendere i processi per i reati commessi in qualunque epoca, sia funzionali – cioè estranei alle attività politiche e istituzionali – sia funzionale – cioè collegati”. Se io ho fatto una legge, se io ho assunto una persona, se io ho assegnato un appalto e mi viene contestato, quello è un possibile delitto funzionale legato alla mia attività politica. Può avere un senso che mentre io ricopro la mia funzione politica, per i miei atti politici non venga chiamato a rispondere finché io non ho finito la carica. Ma se io in passato ho rapinato una banca e lo si viene a sapere quando sono Presidente del Consiglio…. eh beh quello non è funzionale perché non c’entra niente con l’attività politica rapinare le banche, pare. Se io, addirittura, ho un processo per avere rapinato una banca e, dopo il mio rinvio a giudizio per rapina in banca, mi candido alla Presidenza del Consiglio, divento Presidente del Consiglio, questo è ancora più assurdo. Perché poi non mi posso meravigliare, quando lo sono diventato, che il processo vada avanti e che alla fina mi possano condannare per la mia rapina in banca! Ma sono fatti miei privati che per giunta conoscevo prima. Che c’entra la politica, la funzione, l’istituzione? Questo diceva la Corte, e su questo non si fa nessun riferimento. E perché? Perché Berlusconi è stato rinviato a giudizio per corruzione del teste Mills, e si è chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione di Saccà prima che diventasse Presidente del Consiglio, non dopo! Quindi non è un agguato che gli capita perché è diventato Capo del Governo, è lui che è diventato Capo del Governo dopo essere stato imputato. Secondo, sono due fatti suoi privati; le ragazzine di Rai Fiction, a tutti piacciono le ragazzine naturalmente, saranno fatti suoi purché non le faccia pagare dalla Rai, cioè da noi con il Canone, ma non c’entrano niente con la posizione di Presidente del Consiglio o di capo dell’opposizione. Le ragazzine sono fatti privati. Esattamente come sono fatti privati gli impicci di Mediaset col suo consulente Mills, le false testimonianze, i soldi che sono stati dati a Mills. Sono fatti privati precedenti alla carica. E su questo non si fa distinzione. Per cui c’è un costituzionalista bravissimo, Michele Ainis, che dice: “Ma qui se il Capo dello Stato impazzisce e ammazza la suocera, o la moglie, noi non lo possiamo più schiodare di lì per sette anni, perché il processo non si fa, e nello stesso tempo non c’è nessun modo per mandarlo via di lì, se non se ne va via spontaneamente”. Metti che un Presidente della Camera, o del Senato, con la macchina arrota un pedone sulle strisce. I familiari avranno pure diritto ad avere giustizia. Devono aspettare che finisca la carica? Che legame c’è fra il fatto che uno è Presidente della Camera o del Senato, e il fatto che ha steso una persona con la macchina perché è un pirata della strada o perché si era distratto o perché aveva bevuto? Dice: “Ma si potranno rivalere, le vittime, in sede civile”. Certo, ti ammazzano un parente e tu vai da un giudice civile a chiedere qualche euro di danni. E il penale si fa o si farà? E quando si farà? L’altro è l’automatismo, nel senso che non c’è un qualcuno che vaglia le accuse, e dice: “Per questo caso lo rendiamo immune, per quest’altro caso no perché non c’entra niente con la politica”. E’ tutto automatico. E questo automatismo che non prevede filtri di ammissibilità o meno della richiesta di sospendere, anzi, non prevede nemmeno la richiesta di sospendere, perché ti sospendono i processi senza che nemmeno tu lo chieda, a meno che tu non rinunci, non c’è. E questo filtro, invece, la Corte Costituzionale lo chiedeva. Ecco un’altra ragione per cui questa norma è incostituzionale. E poi c’è comunque sempre, alla fine, il diritto delle vittime ad avere giustizia subito, come tutte le altre. Non tu sei vittima di serie B perché hai avuto la sfortuna di subire un reato da un’altra carica. O da uno che poi è diventato un’alta carica. Il principio di ragionevole durata del processo l’hanno infilato nella Costituzione all’art. 111, “la ragionevole durata del processo”, poi questi già durano un’eternità, e tu li allunghi ancora di cinque anni per il Capo di Governo e i Presidenti delle Camere, per sette anni per il Presidente della Repubblica, e quando li fai? Dov’è la ragionevole durata, se li rinvii di cinque o sette anni? E se la vittima nel frattempo muore? Non le avrai dato giustizia. E’ ragionevole durata? Infine, l’eguaglianza di tutti i cittadini, anche in qualità di imputati. Se io sono imputato voglio essere giudicato esattamente come l’imputato Presidente del Consiglio. Anzi, per la verità io pretenderei che il Presidente del Consiglio fosse più controllato e che ci fossero degli strumenti più stringenti, più severi nei suoi confronti perché lui deve dare il buon esempio, è lui che fa le leggi. Non sono io, privato cittadino. Invece, paradossalmente, Di Pietro gli ha dato del “magnaccia”, termine, tra l’altro, tecnicamente ineccepibile: quando uno gestisce ragazze facendole pagare, dalla Rai tra l’altro, cioè dagli Italiani…vogliamo chiamarlo “prosseneta”? Vogliamo chiamarlo “pappone”? Vogliamo chiamarlo “lenone”? Se vogliamo sul vocabolario c’è una lunga serie di sinonimi. Quando Di Pietro, tecnicamente corretto anche se con un termine un po’ demodé della Roma anni Sessanta, ha definito l’attività con quelle che il Cavaliere chiama elegantemente “le mie fanciulle” per distinguerle da “le mie bambine”, che sono invece le ministre, “le mie fanciulle”, lo chiama “magnaccia” e succede il finimondo, e l’avvocato Ghedini annuncia che Berlusconi querela Di Pietro. Se però Di Pietro vuole querelare Berlusconi, non lo può fare perché? Cioè, sì, lo può fare ma il processo non si fa perché Berlusconi è immune. Quindi addirittura c’è un signore che usa i tribunali per trascinarci gli altri, e quando gli altri vogliono trascinarci lui non si può! A me ha fatto causa civile Schifani, se io volessi denunciare Schifani non potrò. Perché? Perché c’è uno che è immune con uno scudo spaziale che lo avvolge per la durata del suo incarico, che se la prende con me, privato cittadino, che non ho più gli stessi diritti che ha lui nei miei confronti, quindi io non lo posso portare in tribunale penale a rispondere delle infamie che dice in questo atto di citazione nei miei confronti. Ecco, questo è il punto fondamentale. Naturalmente ci stanno raccontando che in tutto il mondo c’è già il lodo Schifani, il lodo Alfano, il lodo Berlusconi. Non esiste paese al mondo dove il Presidente del Consiglio, Primo Ministro, Premier, chiamiamolo come vogliamo, abbia l’immunità. L’immunità è prevista per i sovrani, la Regina d’Inghilterra, il re di Spagna… L’immunità è prevista per  il Capo dello Stato in Francia, e non per legge, ma per interpretazione. E riguarda Chirac che era accusato di fare assunzioni fittizie al comune di Parigi quando era sindaco, ed è stato raggiunto da questo processo quando già era Presidente della Repubblica. Si è sospeso e adesso lo processano, ché è uscito dall’Eliseo. Reato funzionale, collegato alla carica che esercitava di sindaco di Parigi, processo nato dopo l’elezione. Se fosse nato prima non l’avrebbero certamente candidato alla Presidenza della Repubblica, ben sapendo che dopo avrebbe potuto essere processato e condannato. Stiamo parlando di situazioni completamente diverse. In ogni caso Chirac è il Capo dello Stato e non il Primo Ministro. Il Primo Ministro non è immune in nessuna parte del mondo, anzi in Francia il Primo Ministro e gli altri ministri non possono essere parlamentari, quindi possono essere pure arrestati perché non hanno nemmeno l’immunità dall’arresto che hanno invece i parlamentari. Pensate le balle che raccontano. E ci sono Capi di Stato che vengono processati e se ne stanno pure zitti, tipo Clinton, che ha subito sette indagini e tre processi. Tipo Nixon, che ha subito un’indagine e sì è dimesso, tipo Reagan che ha subito tre indagini. Il Presidente della Repubblica di Israele, Katzav, Presidente di una Repubblica che è in guerra da quando è nata, si è dimesso l’hanno scorso perché indagato per molestie sessuali a danno di alcune dipendenti del suo ufficio, di alcune segretarie. E oggi si sta parlando anche delle possibili dimissioni, che forse avverranno dopo l’estate, del Primo Ministro Olmert, di un Paese in guerra come Israele, coinvolto in un caso di fondi illeciti al partito. Ecco, lì, per evitare processi e condanne di un’alta carica dello Stato, risolvono il problema alla radice: se sei imputato non ti candidi; se vieni imputato dopo che sei stato eletto, ti dimetti. Da noi invece, se sei stato imputato prima di venire eletto, ti candidi lo stesso, se vieni imputato dopo che sei stato eletto, abolisci i tuoi processi e poi dici anche che è colpa dei giudici. Come dice sempre quel vecchio detto catalano: “Ci pisciano addosso e ci raccontano che sta piovendo”. Passate parola. Ci vediamo l’8 Luglio in Piazza Navona, a Roma alle ore 18.00, contro il regime delle leggi vergogna”.

 

 

Marco Travaglio

 

 

 

 

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